Noi Vangelo di DioLa liturgia di quest’anno ci rioffre il vangelo di Luca; un vangelo profondamente storico, e lo si comprende subito dal prologo che leggeremo questa domenica. Luca si rivolge infatti a quelli che non hanno conosciuto né Gesù di Nazaret, né coloro che sono stati con lui. Ha quindi la necessità di un racconto dettagliato di che cosa sia avvenuto in Galilea gli anni del Cristo, la cui testimonianza non si è mai interrotta; la testimonianza di un uomo concreto, nato, vissuto circa 37 anni, e poi morto e crediamo risorto. Ma qual’era la storia, il passato di Gesù di Nazaret? Qual è la memoria che lui aveva di sé stesso?
Sappiamo che come persone, e quindi anche Gesù, nel nostro comportamento siamo spesso influenzati, senza alcuna accezione negativa del termine, da quello che è il nostro passato e quelli che sono invece i nostri desideri, le nostre aspettative.
In questo brano la memoria che Gesù ha di sé sono le parole dell’AT.; è quella Parola di Dio che si celebrava in sinagoga. Non dobbiamo scordarci che Gesù ha ricevuto il suo battesimo e con esso lo Spirito Santo che gli ha dato comprensione di quale sia la sua missione terrena. Dicevamo quindi che la sua memoria è quella parola che in lui trova il compimento e si realizza. Memoria che Gesù vive in un ambiente familiare, Nazaret, borgo dov’è cresciuto; dove tutti quindi sapevano chi fosse ma dove nessuno poteva conoscere la sacralità della sua storia.
Nessuno di noi può pensare di conoscere la storia dell’altro e dobbiamo perciò considerarla sacra (da noi separata, averne rispetto), sacra anche in virtù di quello Spirito che tutti noi abbiamo ricevuto e che dà vita, perché non c’è vita dove non c’è opera dello Spirito.
Gesù si muove tra la sua memoria che è la Parola di Dio e il desiderio di
- Annunziare la buona novella,
- Liberare gli oppressi e i prigionieri,
- Ridare la vista ai ciechi…
Unendo in sé il passato col futuro si apre in Cristo, per noi, e per opera della potenza dello Spirito Santo che operava in Lui, un “oggi eterno” un “presente che non passa”, ma comprensibile solo per chi lo saprà accogliere. Senza l’accoglienza quindi di quell’oggi eterno non rimane altro che un cammino verso la morte.
E’ con l’accoglienza della sua Parola che non solo diventiamo anche noi messaggeri della buona novella, ma noi stessi diventiamo OGGETTO dell’annuncio di Cristo, questo è un passaggio molto importante e fondamentale per la vita del cristiano. Capovolgiamo: come cristiani non dobbiamo portare la Parola come qualche cosa che è separata da noi, ma noi dobbiamo essere quella Parola, “quell’oggi eterno”. IN NOI CRISTO DEVE POTER DIRE “oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi”.
Diventiamo noi OGGETTO del messaggio di Cristo; tutti i giorni leggiamo la parola fuori di noi, viviamola in noi perché solo se trasformati da essa diventiamo Parola viva.
“SIAMO NOI IL VANGELO” – diventiamo NON evangelizzatori, ma VANGELO. Solo così possiamo confermare le parole di Cristo “passeranno i cieli e passerà la terra, la mia parola non passerà”, perché sappiamo che mai finirà l’amore di Dio per l’uomo.
Gesù diventa non solo il compimento delle promesse contenute nell’AT, ma ne è anche NOVITÀ ASSOLUTA. È compimento inaspettato. Ecco perché così difficile da riconoscere per i suoi, ecco perché segno di contraddizione. Così anche noi, e solo in forza dello Spirito e del singolare carisma che lo Spirito stesso ha donato a ciascuno di noi, dobbiamo essere un Vangelo di novità per l’altro. Solo con noi la Parola è sempre nuova. Francesco diceva “la lettera uccide lo Spirito rende vivi”.
Se noi oggi possiamo dire tutto questo è perché qualcuno prima di noi è stato Vangelo con la sua vita, non l’ha solo annunciato; qualcuno per me è stato quella Buona novella che anch’io, ad un certo punto della mia vita ho deciso di vivere.
MI CHIEDO QUINDI QUANTO SONO ANNUNCIATORE DEL VANGELO E QUANTO SONO VANGELO?