I dom. Quaresima – anno C
Lc 4,1-13
Il deserto diventa il luogo dell’incontro con Dio; luogo però dove non è Dio il protagonista bensì l’uomo. È un luogo dove prima di tutto incontro me stesso. In quel “chi sono” sincero, vero, fragile, ho l’opportunità d’incontrare Dio. E’ un incontro con la propria fragilità umana, dove ci sono solo due strade per sopravvivere.
1. o mi faccio io Dio – Adamo ed Eva “sarete come lui” dice il serpente; oppure
2. dove mi riconosco per quello che sono e col bisogno sincero e bello di Dio.
Credo che in pochi altri passi del Vangelo Gesù si sia manifestato così non solo umano, ma anche uomo. Uomo quindi che in umiltà, che nella verità di sé stesso si riconosce impotente e fa della sua impotenza il punto di forza – “è quando siamo deboli che siamo forti” dice S. Paolo.
Ecco questo mi sembra il sottofondo della nostra vita che ci spinge ad essere ciò che spesso non siamo: a crederci più bravi a volte, o meno bravi altre. Da qualsiasi parte pendiamo, se non siamo nella verità di noi stessi – UNICO DESERTO DELL’INCONTRO CON DIO, PERCHÉ SOLO IO E NESSUN ALTRO, POSSO ENTRARE NELL’INTIMITÀ DELLA MIA VERITÀ – allora abbiamo ceduto alla tentazione, non siamo nella verità, siamo scappati da quel deserto dove Gesù è rimasto per quaranta giorni. Siamo nel peccato.
Ogni tentazione che ci vince, quindi il nostro peccato, provoca una rottura nelle relazioni che viviamo. Prima di tutto nella relazione con me stesso – non mi vedo per quello che sono – in secondo luogo con gli altri e poi con Dio. Gesù infatti vince le tentazioni grazie a quell’integrità che c’è in lui tra l’atteggiamento interiore e il suo comportarsi. Ciò che salva Gesù è il suo rimanere LIBERO per quello che è e che gli è dato di essere. Il suo atteggiamento trova il fondamento nella Scrittura, dimostra qui quel “vegliate e pregate” per non cadere in tentazione.
PRIMA TENTAZIONE – “non di solo pane vive l’uomo”. Gesù sa che c’è un di più per l’uomo che sta in relazione con Dio, per l’uomo che a lui si affida – “non preoccupatevi del domani…” ancora “non vedete gli uccelli del cielo, non seminano e non mietono eppure il Padre mio gli dà da mangiare; o gigli del campo come vestono…”. Quindi perché soddisfarci di ciò che ci offre il mondo? Perché trovare godimento in quello che ci viene messo davanti se sappiamo che possiamo godere di un di più? Dio certo non vuole che ci accontentiamo quando è lui stesso a darci il meglio.
SECONDA TENTAZIONE – ancora Gesù fa valere la sua libertà. Ha un atteggiamento di massima libertà nei confronti di ciò che gli viene offerto da Satana: potere e gloria. Gesù otterrà il potere e la gloria da Dio stesso, nel riconoscere la sua Signoria assoluta – tutto sarà ricapitolato in Cristo. Otterrà il potere non perché lo vuole, ma perché da esso è libero. Gesù non rifiuta il potere e la gloria in sé; ma sa che quello che conta è la relazione col Padre, è lui che poi gliela garantirà. Gesù vuole lasciare il suo cuore libero dal possedere; NON VUOLE POSSEDERE PER ESSERE LIBERO DI APPARTENERE AL PADRE.
Anche questa tentazione viene ad infiltrarsi là dove possiamo costruire una bella relazione con Dio. Nella sua forma più infima forse può infiltrarsi negli stessi doni che riceviamo da Dio. Quegli stessi doni possono trasformarsi in idoli, subiamo il fascino e il rischio di stare ore in contemplazione della grandezza, dell’onnipotenza di Dio, del suo stesso amore, fino ad adorare l’idea di Dio, l’intuizione di Dio che per grazia ci è stata data e così godiamo di quella gloria e ci scordiamo di stare invece con lui. Sappiamo che il desiderio di Dio è di stare in relazione con la sua creatura. Possiamo fermarci a godere delle parole del vangelo che ci danno quel senso di “potere” contro il mondo, sui cattivi delle nazioni, che ci inebriano per l’amore che esprimono, ma non dobbiamo scordarci che quelle parole sono vere ed efficaci in virtù di Cristo persona divina e umana. Il venerdì santo adoreremo la croce ma solo perché su quella croce c’è un crocifisso!
Per questo, come sottolinea Bini, dobbiamo sempre ringraziare Dio, per non APPROPRIARCI di nulla, riconoscere che tutte le cose buone vengono da Lui. È solo con questo atteggiamento che riportiamo alla mente e al cuore che tutto viene da Colui che è infinitamente più grande dei suoi stessi doni; di Colui che sapendo questo non può fare altro che donarci sé stesso. Per questo dovremmo arrivare, nel ringraziamento, a dire “GRAZIE DIO PERCHÉ SEI DIO”. E NEL DESERTO DELLA NOSTRA VERITÀ LUI CERTAMENTE RISPONDEREBBE “GRAZIE A TE PERCHÉ SEI TE” PERCHÉ SEI COSÌ COME TI HO CREATO E IO FACCIO SOLO COSE MERAVIGLIOSE. E’ in questa intimissima comunione che si vuole infilare il maligno facendoci credere che possiamo essere qualche cosa di più, che possiamo essere come Dio. In realtà rispondiamo all’immagine di Dio che è in noi solo se diventiamo perfettamente noi stessi. Passando a categorie filosofiche potremmo dire che così come Dio è “colui che è” io sarò come lui se sono così come sono se divento quello che sono. IN QUESTA NOSTRA ASSOLUTA UNICITÀ RICONOSCIUTA E AMATA DA DIO SI CELA LA NOSTRA UGUAGLIANZA A DIO. Per questo ci ama ciascuno singolarmente di amore infinito e Cristo è morto per ciascuno di noi.
TERZA TENTAZIONE – forse è la più forte. Dopo che abbiamo dimostrato la nostra fiducia in Dio e che lui è l’unico referente della nostra vita; ora satana ci spinge a rivolgerci proprio a Colui verso il quale ci rivolgiamo per amore; ma è in questo atteggiamento che ci vuole CONFONDERE. Proprio qui viviamo quella relazione nella sua massima espressione che è di totale abbandono all’altro. NON CI SI LASCIA DIFENDERE DA DIO, MA CI SI ABBANDONA IN LUI. Proprio nel momento della manifestazione della nostra massima fragilità, che è di fronte alla morte, ci viene chiesto di vivere fino in fondo quella relazione di salvezza. Le parole che Satana suggerisce sono quelle della Scrittura che è parola di salvezza, ma è l’atteggiamento che ci rende diversi da satana. Satana ci spinge verso un obbligo, Dio verso la massima libertà. Satana ci spinge a piegare Dio verso di noi perché nella sua mancanza totale di amore non si è reso conto che Dio si è già chinato verso tutto ciò che per amore ha creato.